SALE-MUSEO

Amedeo Bocchi e Renato Vernizzi

Oltre a promuoverne la valorizzazione attraverso mostre periodiche, Fondazione Monteparma ha scelto di dedicare agli artisti di origine parmigiana Amedeo Bocchi e Renato Vernizzi eleganti ambienti polifunzionali stabilmente dedicati all’esposizione dei loro capolavori, che sono stati recentemente rinnovati e arricchiti di nuove opere.

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Amedeo Bocchi nasce il 24 agosto 1883 a Parma, dove frequenta l’Istituto di Belle Arti diretto da Cecrope Barilli. Su sollecitazione dello stesso, nel 1901 si iscrive alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, ma, pur entrando in contatto con l’ambiente artistico della capitale, intraprende una sua strada autonoma dedicandosi principalmente alla pittura di impegno sociale e ai ritratti.

Nel 1910 è a Padova per apprendere la tecnica dell’affresco dal pittore Achille Casanova, al lavoro nella Basilica di Sant’Antonio. Sempre nel 1910 partecipa con due opere alla biennale di Venezia, dove ha modo di osservare con interesse la grande personale di Gustav Klimt, che tanta influenza avrebbe esercitato sulla sua produzione degli anni immediatamente successivi. Nel 1911 prende parte alla grande esposizione di Roma organizzata per il Cinquecentenario dell’Unità d’Italia, dove, nell’ambito della mostra etnografica regionale, realizza la ricostruzione della Camera d’Oro del Castello di Torrechiara insieme agli artisti parmigiani Latino Barilli, Daniele de Strobel, Renato Brozzi e all’architetto Lamberto Cusani. Nel 1912 riceve la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione per il dipinto Le Tre Marie. In quel periodo, pur non aderendo ufficialmente al manifesto della Secessione Romana, Bocchi guarda con grande interesse alla prima mostra organizzata dal Gruppo. Dal 1913 fino al 1916 lavora alla realizzazione della Sala consiliare della Cassa di Risparmio di Parma, dedicata al tema del risparmio, riscuotendo unanime consenso da parte della critica. Nel 1915 si trasferisce definitivamente a Roma in una delle case-studio del parco di Villa Strohl-Fern, messe a disposizione degli artisti dal mecenate alsaziano Alfred Strohl. Negli anni ‘20 partecipa a tutte le biennali di Venezia, alla biennale di Roma del 1923 e a numerose altre esposizioni. Nel 1926 vince il primo premio alla Mostra sul Ritratto femminile di Monza con l’opera Bianca in abito da sera. Nel 1925 viene nominato membro dell’Accademia di San Luca, di cui diverrà Vice Presidente nel 1935.

Dotato fin da giovanissimo di un’eccellente tecnica nel disegno, Bocchi tocca le vette più alte della sua produzione nei ritratti, che hanno come soggetti privilegiati le donne della sua sfera familiare. Si tratta di opere permeate da una vena di intimo lirismo, accomunate dalla costante ricerca della bellezza. E la pittura è lo strumento che rivela i segreti dell’anima, l’essenza delle cose, la “vita vera” nell’accezione proustiana del termine. Accanto agli affetti più cari, ad ispirarlo sono anche alcuni luoghi quali il Parco di Villa Strohl-Fern, in cui ambienta parte dei suoi capolavori, e Terracina, dove si reca per la prima volta nel 1911, che diventerà la meta dei suoi soggiorni estivi. La visione soleggiata di Terracina, i costumi larghi e colorati delle Terellane, i canali, le capanne, i bufali, la frugalità luminosa della gente, la semplicità della vita quotidiana e le dure fatiche del lavoro sono fonte di ispirazione continua, materia di tantissime opere che andranno ad arricchire la sua pregevole produzione.

La lunga vita di Bocchi è però costellata da gravi lutti: la prima moglie Rita muore dopo soli tre anni di matrimonio; le seconde nozze del 1919 con la giovane modella Niccolina si concludono con la malattia e la precoce scomparsa di quest’ultima nel 1923; l’amatissima figlia Bianca, avuta dal primo matrimonio, lo lascia, a soli 26 anni, nel 1934.

Gli eventi luttuosi lo segnano fortemente spingendolo ad un ritiro dal mondo, ma non dalla pittura che rimane la sua unica ragione di vita. Nel 1972 riceve la Medaglia d’oro dei benemeriti della scuola dell’arte e della cultura, concessa dal Ministero della Pubblica Istruzione, che gli viene consegnata dal Sindaco di Parma. Dal 1974 al 1976 dirige i lavori di restauro della Sala consiliare della Cassa di Risparmio di Parma, che aveva ultimato nel lontano 1916.

Muore il 16 dicembre 1976 nel suo studio a Roma: sul cavalletto c’è il quadro incompiuto Il giardiniere, testimonianza del suo inesausto legame con la pittura. L’opera fa parte oggi della collezione di Fondazione Monteparma.

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Renato Vernizzi nasce a Parma il 1° luglio 1904, nel quartiere popolare dell’Oltretorrente. Figlio di Ettore, decoratore di soffitti e vetrate, è nella bottega del padre che entra in contatto con il mondo dei colori e sviluppa la sua passione per la pittura. Il suo primo maestro è l’anziano pittore locale Icilio Bianchi, amico di famiglia. Iscrittosi all’Istituto di Belle Arti, segue il corso di Figura tenuto da Paolo Baratta.

Nel 1930 si trasferisce a Milano: nel capoluogo lombardo lavora, come disegnatore e illustratore, senza però abbandonare mai la pittura. Per molti anni collabora alla “Lettura” diretta da Emilio Radius, poi da Renato Simoni e da Filippo Sacchi. Lavora inoltre per “Quadrivio”, per la rivista femminile “Dea” e per altri periodici e quotidiani.

Avvicinatosi al chiarismo, alla ricerca di una rinnovata intensità della luce e del colore, stringe una profonda amicizia con alcuni esponenti del movimento, in particolar modo con Angelo Del Bon, Umberto Lilloni e Adriano Spilimbergo, insieme ai quali partecipa a importanti esposizioni.

Nel 1941 sposa la pittrice Maria Teresa Cavalli: da questa unione nascono i figli Luca e Isabella. Nello stesso anno gli viene assegnato il prestigioso Premio Bergamo per il Paesaggio con l’opera Carrozzella al mare. Seguono numerosi altri riconoscimenti e gli inviti alle Biennali di Venezia e di Milano e alla Quadriennale di Roma.

La produzione degli anni ’50 è caratterizzata da un profondo studio del ritratto, che lo porta a guardare con interesse a pittori come Diego Velázquez, Frans Hals, Francisco Goya, Édouard Manet e Giovanni Boldini. Nel 1953 esegue ben tre ritratti di Arturo Toscanini.

Nel 1955 ottiene la cattedra di Figura all’Istituto d’Arte di Parma, che mantiene fino al 1971.

Sempre attento ai movimenti più vitali del suo tempo, Renato Vernizzi ha saputo trovare una via personale e indipendente di pittura, esprimendosi con un linguaggio intriso di lirismo, capace di interpretare la realtà attraverso il ricorso a un registro emozionale di straordinaria forza e sensibilità espressiva.

Muore a Milano il 18 gennaio 1972.

INFO UTILI

Orari

Da martedì a domenica ore 10.30/17.30

Durata indicativa visita

Circa 30 minuti

Ingresso

  • intero € 8;
  • ridotto € 5 per under 35, over 65, persone diversamente abili e loro accompagnatori, gruppi di almeno 10 unità;
  • gratuito per scuole, under 18, guide turistiche e giornalisti.

Il biglietto consente l’accesso a tutte le mostre in corso presso APE Parma Museo.

La prenotazione è richiesta solo per i gruppi superiori alle 8 persone.

Misure di sicurezza

La fruizione delle Sale-Museo è regolata dal personale per garantire il mantenimento delle distanze interpersonali di sicurezza. Per garantire la massima tutela dei visitatori, in ottemperanza alle disposizioni vigenti, l’accesso ad APE Parma Museo è consentito solo indossando la mascherina, dopo essersi sottoposti alla misurazione della temperatura corporea e sanificati le mani con l’apposito gel messo a disposizione.